Libri

Come ordinare la propria libreria?

Ho appena finito di leggere Come ordinare una biblioteca di Roberto Calasso, edito (ovviamente) da Adelphi. Una piacevole lettura che parla di una delle cose che più amo al mondo: i libri. E mi sono ritrovata a chiedermi se effettivamente esista un criterio più corretto per riordinare i propri volumi.

Quando sono tornata in Sicilia ho sentito l’esigenza di ordinare e rendere più mia una camera che non apparteneva più alla me di oggi, completa di tutti i cambiamenti che cinque anni possono apportare in una persona. Le mensole erano piene di peluche della mia infanzia e l’armadio colmo di vestiti di cui non ho mai sentito la mancanza in questo lungo periodo e che, quindi, non avrei più indossato. Il mio adorato mondo di cui sono molto gelosa e nel quale ho permesso di entrare a pochissimi eletti, il mio pianeta, che riesco a stento a contenere all’interno di quattro pareti, era rimasto a Milano. Ma c’erano ancora alcune cose della me di oggi sparpagliate in questa macchina del tempo guasta e ferma nel 2015: tante fotocamere analogiche, due ukulele, i miei Dylan Dog e tanti miei libri. E così, sacchi neri alla mano, cianfrusaglie buttate via, peluche e vestiti regalati, spazi riorganizzati, un paio di piante: la mia camera era di nuovo mia. (Tranne che nel colore che non so come potesse piacermi allora).

Ho in qualche modo riordinato anche la mia libreria. Ha una forma molto strana e non è facile riorganizzarla: le prime due mensole sono di eguale lunghezza ma la centrale si allarga molto anteriormente e l’ultima è praticamente alta quanto le prime due messe insieme e i libri devono necessariamente essere disposti in orizzontale per riempirla, coricati sulla copertina e non in modo tradizionale, verticalmente. Il mio “ordine” è stato semplicemente quello di tirarli fuori tutti, spolverarli e disporli (per quanto possibile) con il dorso visibile, per renderli più accessibili durante la mia fame chimica di inchiostro. Ho disposto più in alto, nelle mensole meno strane, i miei libri preferiti e quelli che vorrei leggere a breve per ritrovarli facilmente e, più in basso, in quelle pile orizzontali così scomode, libri che ho letto di recente o non ho intenzione di leggere nell’immediato. A tal proposito, nel mio finto ordine mi sono trovata molto d’accordo con quello che scrive Calasso riguardo le biblioteche:

L’ordinamento di una biblioteca non dovrebbe trovare mai una soluzione. Semplicemente perché una biblioteca è un organismo in perenne movimento. È terreno vulcanico dove sempre qualcosa sta succedendo, anche se non percepibile dall’esterno.

Ma nei miei sogni (e nella realtà, quando avrò una casa tutta mia con un’enorme libreria che ricoprirà un’intera parete) i libri sono sistemati in maniera molto differente.

La mia biblioteca ideale è strutturata per case editrici, per quanto possibile, ovviamente. Adoro follemente tutte quelle edizioni che hanno delle copertine preziose, che riproducono l’effetto pelle e sono ricche di romantici decori in oro e argento. Ho la fortuna di aver avuto in regalo da mia nonna alcuni libri di una collezione di classici De Agostini del 1985, con copertine colorate, abbellite da ghirigori e arabeschi, e titoli e autori imprigionati in rettangoli sfalsati e dai toni a contrasto che danno incanto e movimento alla libreria. E un’intera collezione, sempre di classici, di mia madre, edita ancora da De Agostini ma datata 1982, con delle serie copertine color cuoio e sul dorso semplici ed eleganti titoli, scrittori e cornici in oro.

A causa di questa mia ossessione per le edizioni belle sono decisamente impazzita per i libri di MinaLima, qui in Italia editi da Ippocampo, di cui ho parlato nel primissimo post su questo blog. Inoltre, ho cominciato a collezionare “Storie senza tempo“, la collana di classici edita da RBA, che individua come protagonista assoluta la donna nella letteratura. Questi volumi sono caratterizzati da copertine splendide, arricchite di motivi naturalistici e ispirate alla collezione gioiello Cranford.

Insomma, la mia libreria ideale è quella de La Bella e la bestia direte voi! Sì, non siete lontani dalla verità. Ma ovviamente non leggo solo classici, anche se devo ammettere che hanno un posto speciale nelle mensole del mio cuoricino. Mi piacciono anche libri un po’ più recenti e cerco di interessarmi alle novità. Ho, però, delle predilezioni per alcune case editrici, di cui possiedo un numero maggiore di volumi. Adoro i libri Adelphi e so che li sistemerei tutti vicini, in ordine cromatico (riordinando anche le tonalità differenti dello stesso colore) e i volumi Iperborea che con quel loro formato particolare e le bellissime copertine colorate non si possono separare assolutamente. Per non parlare dell’essenzialità e dell’eleganza della Bianca di Einaudi, le cui raccolte di poesie devono restare vicine in quella distesa di candore che è un piacere per gli occhi. Procederei allo stesso modo anche per gli altri volumi delle stesse case editrici e terrei l’ordine tematico soltanto per i numerosissimi libri a tema arte che possiedo e che sono editi da CE differenti (così tanti che sia qui che a Milano ho una mensola apposita).

Ma ciò che per me è la realizzazione di una libreria da fiaba per altri può risultare solo piacevole per gli occhi e poco utile. Per il Libraio, poiché puramente estetico, addirittura superficiale (suvvia, non esageriamo). Quindi vediamo di capire altri modi per sistemare le librerie.

Ordine alfabetico: auguri, amici! Se avete pochi libri è utile e può anche diventare semplice ma a casa mia, tra me che acquisto un libro a settimana e mio padre che ne compra uno ogni due giorni, la cosa diventa complicata, se non impensabile.

Ordine tematico: è trattato all’interno di Come ordinare una biblioteca e ne riporto una citazione che, per un momento, ha convinto pure la Belle che è in me.

Inevitabile in alcune zone, l’ordine alfabetico diventerebbe letale se applicato a tutte. Di certi libri – sui funghi, sulle piante in Cornovaglia, su celebri partite di scacchi e innumerevoli altri casi – si ricorda l’argomento, ma spesso si dimentica l’autore. Inserirli in un ordine alfabetico generale equivarrebbe a perderli di vista. Meglio formare piccoli atolli di argomenti affini, a cui questi libri aderiranno, come conchiglie alla roccia.

Ordine cronologico: dovete avere molta pazienza, una memoria ferrata per i numeri e una cultura smodata. Sbirciare su Wikipedia non vale!

Ordine per genere: se avete una collezione variegata può essere carino anche appendere dei cartellini col genere in stile libreria (intesa come negozio), se leggete solo gialli non è fattibile.

Ordine di provenienza degli autori: per Il Libraio il criterio indiscutibile. Una sezione per gli italiani, una per i russi, una per i francesi e così via. Però se dobbiamo consultare quel famoso libro sulle piante di Cornovaglia di autore x?

Ordine dei libri già letti e ancora da leggere: può essere molto utile per monitorare le proprie letture, però le riletture come andranno gestite?

Come ci è più comodo: perché alla fine sappiamo che un vero lettore avrà sempre 5 o 6 volumi sul comodino e rimescolerà i tomi durante le sue ricerche. L’importante è che i libri vengano letti, amplino il nostro modo di pensare, ci arricchiscano a livello personale. Non è essenziale in che modo decidiamo di disporli nella nostra libreria. E per citare un’ultima volta Calasso:

Non c’è bisogno che i libri siano in ordine – e neppure in disordine – per rivelare qualcosa del loro proprietario. Possono anche stare in scatoloni appena aperti. Qualcosa comunque si rivelerà.

Arte, Libri

Il Signore dei disegni: le illustrazioni di Tolkien

Questo post è nel limbo delle bozze (insieme ad altri due sfortunati compagni) dal 25 aprile. Lo avevo iniziato in quarantena e mai finito e ho deciso di riprenderlo oggi.

Durante il lockdown la situazione è stata difficile e decisamente fuori dal comune, il mondo come lo conoscevo è cambiato e, personalmente, ho sentito l’esigenza di nascondermi in un posto che quando ero bambina era il mio rifugio sicuro: il fantasy. Tutto ha avuto inizio a fine febbraio, dal giorno in cui ho compiuto 28 anni e il covid-19, che a Milano ha fatto la voce grossa prima che altrove, mi ha impedito di andare a Torino, come avevo in programma di fare, e costretta a rimanere in casa. Con una mia cara amica abbiamo visto tutti e otto gli episodi di The Witcher, mangiando schifezze e bevendo birra senza ritegno.

Poi è iniziata la quarantena per tutti e io e la mia coinquilina abbiamo ripetuto i nostri 7 anni a Hogwarts (prima che Italia Uno mandasse la lettera di ammissione al resto dello stivale); in seguito, abbiamo fatto una gitarella nei Sette Regni, anche se è stato un viaggio tortuoso, da quelle parti litigano tutti per un trono neanche particolarmente comodo; infine, siamo andate alla ricerca dell’Unico Anello, facendo sempre e solo il tifo per Sam, per noi unico, vero eroe. Di quest’ultima storia fantasy parleremo oggi. Ma faccio subito outing: io non ho mai letto Il Signore degli anelli, mi ha sempre inibita. Da piccola ero una lettrice famelica di qualsiasi cosa avesse dentro magia, draghi, creature fantastiche ma strabuzzavo gli occhi quando vedevo quel macigno sul comodino di mio cugino. Il mastodontico tomo edito da Bompiani mi fissava offeso perché in tre giorni riuscivo a divorare le 623 pagine di Harry Potter e il calice di fuoco ma non mi passava neanche per l’anticamera del cervello di iniziare quella Bibbia del fantasy. Volete che mi addossi tutte le colpe della mia mancanza? Potrei, sì. Ma il torto non sta sempre da una sola parte e quindi oggi mi sento in dovere di dire che magari, se avessero fatto un’edizione illustrata da Tolkien, la me bambina si sarebbe sentita più coraggiosa e invogliata a cominciare un libro così impegnativo.

Conversazione con Smaug, © Tolkien Gateway e Tolkien Estate.

J. R. R. Tolkien, infatti, era un perfezionista. Cosa ci potevamo aspettare da una persona che per il suo libro ha creato appositamente delle lingue? Che ha controllato minuziosamente alcune delle 38 traduzioni scrivendo una Guida ai nomi del Signore degli Anelli perché nessuno si prendesse la briga di modificare, neanche in minima parte, un mondo che aveva costruito tassello dopo tassello? Ebbene sì, Tolkien ha curato la sua opera talmente nel dettaglio che ha voluto pure illustrare, per mostrarceli meglio, i luoghi e i personaggi che abitavano la sua mente e il suo libro. Era un artista a tutto tondo. Oltre a scrivere divinamente disegnava da quando era un ragazzo e, pur non essendo particolarmente ferrato nella figura umana e nella sua anatomia, andava pazzo per i paesaggi. Ogni volta che intraprendeva un viaggio portava con sé il suo blocco da disegno e gli acquerelli per immortalarlo.

Disegno del fosso di Helm realizzato su un foglio utilizzato per un esame di Oxford, © Wired.com e Bodleian Libraries, Università di Oxford.

Durante la stesura de Lo Hobbit, nonostante il suo editore avesse sentenziato che i soli disegni delle mappe fossero sufficienti, Tolkien realizzò diversi schizzi per tradurre in immagini i suoi pensieri e le sue parole. I disegni erano talmente belli che anche l’editore Allen & Unwin cambiò idea e la prima edizione del 1937 venne pubblicata con undici illustrazioni e mappe a colori.

Bilbo arriva alle capanne degli elfi barcaioli, illustrazione non inserita inspiegabilmente nella prima edizione del 1937 ma solo nella seconda del 1938, © Tolkien Gateway e Tolkien Estate

Quando lavorò a Il Signore degli Anelli, i disegni e gli schizzi furono più di cento e servirono anche ad aiutare sé stesso a rendere in maniera particolareggiata il complesso mondo che stava creando con la sua scrittura. Ciò è chiaro anche dal fatto che alcuni dei disegni sono semplici scarabocchi a bordo pagina o su fogli usati, non curati con la meticolosità di alcune illustrazioni. Durante la stesura del volume, infatti, scrittura e disegno si intrecciavano indissolubilmente per realizzare una narrazione il più dettagliata possibile. Realizzò anche delle pagine verosimili del Libro di Mazarbul, lo pseudobiblion citato all’interno del volume, riuscendo a rendere visivamente la loro natura frammentaria bruciandone alcune parti. Purtroppo, il budget non permise di pubblicarle. Infine, lo scrittore, non contento, creò per i tre diversi volumi anche tre differenti e suggestive sovraccoperte.

Illustrazione di Gran Burrone, © Tolkien Gateway e Tolkien Estate.

Se non vi ho ancora convinti vi invito a vedere tutte le illustrazioni disponibili su Tolkien Gateway. Allora? Posso avere le mie edizioni illustrate con tanto di copertine, per favore? Ho più di mille pagine da recuperare.

Libri

Letture virali (vietate agli ipocondriaci)

All’inizio di questa quarantena ho riletto il capitolo XXXI de I Promessi Sposi, per capirci, quando la peste arriva a Milano. Dato che vivo ormai da quattro anni nel capoluogo lombardo, non ho potuto non notare moltissime somiglianze con l’arrivo del Covid-19 in Lombardia. Siccome sono una di quelle lettrici che deve ritrovare sé stessa, le proprie sensazioni ed emozioni nei libri, ho deciso di stilare una lista di romanzi che possano farci sottolineare a matita i passaggi che sembrano, profeticamente, scritti in questo drammatico momento storico. Visto che dobbiamo rimanere tutti a casa perché non trascorrere il tempo a disposizione leggendoli? Ovviamente questo discorso vale solo se siete masochisti come me. Se non lo siete potete anche smettere di leggere ora, non vi biasimerò. Ma se lo siete anche voi, rimaniamo tutti insieme (ad almeno un metro di distanza) in attesa di una visita da uno specialista e, nel frattempo, ecco i libri che sono riuscita a raccogliere:

I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni

Of course. Una storia d’amore travagliata che forse in molti hanno odiato perché imposta a scuola, può oggi diventare super attuale! Leggere per credere. La trama la conosciamo tutti ma l’arrivo della peste a Milano è incredibilmente profetico: inizialmente da parte di alcuni viene chiamata “febbre”, è sottovalutata dalle autorità, è rifiutata dalla gente come cosa veramente esistente e, di conseguenza, vi è anche il rifiuto di limitare i contatti fisici, viene cercato spasmodicamente l’untore (oggi paziente zero), vengono additati come colpevoli gli stranieri, vengono presi d’assalto i forni. Sono tutte cose negative, sì, ma forse può servire rileggerle per ricordarci di non ripeterle più. E poi siamo tutti Renzo e Lucia con questa quarantena, abbiamo un amore tormentato (per fortuna solo da una temporanea distanza e non da un signorotto psicopatico). Dategli un’altra possibilità!

Decameron di Giovanni Boccaccio

Un altro classicone della scuola che merita attenzione. Una quarantena senza Netflix come può essere affrontata? Film e serie tv si inventano, si immaginano. Sette donne e tre uomini fuggono da Firenze e si rifugiano in una casa in campagna per sfuggire alla peste nera; qui si raccontano delle storie per far passare il tempo più in fretta. Sono ben cento novelle che i ragazzi inventano secondo delle regole precise, decidendo un tema. I personaggi trascorrono dieci giorni chiusi in casa a pregare e raccontarsi storie. No, non mi riferisco alle storie su Instagram con la pizza il sabato sera. Non c’erano balletti sui balconi, niente meme sulla Pimpa, niente sospiri delle bimbe davanti alle dirette di Conte! Ce l’hanno fatta nel 1348 con molta meno ironia, ce la faremo anche noi! Consigliato!

Fiaba di Johann Wolfgang von Goethe

Questo non lo avete studiato a scuola e, forse, non è facilissimo da trovare, in questo momento in cui hanno precedenza gli acquisti di prima necessità. Inoltre, non racconta di una malattia ma è in tema con l’hastag più utilizzato negli ultimi giorni: #iorestoacasa. È stato accostato al Decameron perché le dinamiche sono simili: una famiglia di profughi tedeschi, in fuga dall’esercito napoleonico, inganna il tempo raccontandosi delle storie. La più famosa, spesso estrapolata dalla raccolta e pubblicata singolarmente per distinzione di stile, dà il nome al volume in Italia e rappresenta un unicum nella produzione di Goethe perché è un racconto completamente fantasy. Vi immaginate il papà di Werther e di Ottilia che narra una storia con giganti e fuochi fatui? No? E allora che aspettate a ricredervi leggendolo?

Cecità di Josè Saramago

Le ho viste le classifiche dei libri più venduti su Amazon, Cecità è sempre al primo posto in questo periodo. Molto bene, sono contenta che in quarantena vi faccia compagnia uno dei miei scrittori preferiti! Un po’ meno contenta delle sue doti spaventose di veggente. Il romanzo ha inizio con un automobilista fermo al semaforo che diventa improvvisamente cieco, di una cecità che gli fa apparire tutto bianco. Di lì a poco la malattia si espande (scusate se sono pessima) a vista d’occhio, in questa città mai nominata dall’autore, diventando epidemia. La cura non si trova e i malati, che aumentano sempre più, vengono messi in isolamento all’interno di un manicomio. Da quel momento è il caos. Consigliato, per le citazioni profondissime che fanno buchi all’anima, e per prendere consapevolezza del fatto che i numeri che stiamo vedendo in questi giorni non devono apparirci solo come numeri, ma come persone.

è una vecchia abitudine degli uomini passare accanto ai morti e non vederli.

La maschera della morte rossa di Edgar Allan Poe

Un altro mio amore adolescenziale che dovete assolutamente riprendere in mano! A una delle ultime lezioni frontali di revisione della traduzione, abbiamo analizzato La maschera della morte rossa. Il racconto è ambientato durante una terribile pestilenza, all’interno di un lembo di terra che in breve tempo si spopola a causa delle continue morti. In questo paese regna il principe Prospero, un giovane che non sembra comprendere pienamente l’emergenza e che decide di chiudersi in isolamento nel suo palazzo, in compagnia dei suoi amici. Mentre l’epidemia dilaga fuori dal castello lui continua a dare cene, ma, una sera, a un ballo da lui indetto, tra gli invitati c’è un ospite misterioso che indossa una maschera che rappresenta il volto di un cadavere insanguinato. Di chi si tratta? Vi dico sinceramente che, mentre lo rileggevo, a distanza di molti anni, non sono riuscita a non pensare a tutti quei giovani che, avvalendosi della loro età, credendosi invincibili e immuni a ogni malattia, hanno continuato ad andare a ballare, non curandosi minimamente dei più deboli. Da leggere, per capire che abbiamo una responsabilità nei confronti degli altri e che non siamo immortali.

L’amore ai tempi del colera di Gabriel Garcia Marquez

Un altro dei miei scrittori preferiti! Altra malattia, altro amore tormentato. Vi auguro, sinceramente, di trovare qualcuno che vi ami come Florentino Ariza ha amato Fermina Daza: in maniera costante e decisa per più di cinquant’anni. Facendo ogni cosa possibile per avvicinarsi a lei e conquistare la sua fiducia, senza arrendersi ai suoi titubanti rifiuti. Da leggere, per sentirci fortunati di essere lontani dalla nostra dolce metà solo per un mese o poco più e non per

cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese.

L’ultimo degli uomini di Margaret Atwood

Una lettura che i più complottisti di voi non dovranno perdersi in maniera assoluta! Jimmy, detto anche Uomo delle nevi, è l’unica persona rimasta in vita, in un mondo che ha subito gli effetti devastanti di una pandemia. Non è totalmente solo, una tribù di mutanti, esseri molto semplici e di indole pacifica, gli fa compagnia. Ma come si è ridotta la Terra così? Perché è l’ultimo degli uomini? Tutto ci verrà svelato attraverso i suoi flashback all’interno del racconto. Da leggere se siete affascinati dal mistero e dal genere apocalittico…o se avete condiviso il video di Tgr Leonardo, in cui nel 2015, in un laboratorio cinese, si filmava un documentario sulla segretissima creazione del coronavirus!

Nemesi di Philip Roth

Siamo nell’estate del 1944 e il ventitreenne Bucky Cantor è l’istruttore atletico dei bambini del quartiere ebraico di Newark. Ha scampato il fronte per un difetto di vista ma, a un certo punto, si ritrova comunque a combattere una delle guerre più ingiuste: un’epidemia di poliomielite. Ingiusta perché colpisce tutti, indistintamente, e sembra concentrarsi soprattutto sugli innocenti: i bambini che allena vengono infettati. Il protagonista ha una progressiva discesa nel baratro e comincia a dubitare di qualsiasi cosa: dall’esistenza di Dio, fino a domandarsi se sia lui, malato di polio a sua volta, il responsabile del contagio dei suoi ragazzi. Da leggere per mettersi nei panni dei pazienti zero, uno, numero X, inconsapevoli di essere tali, per capire quanto dolore possa esserci nei pensieri di qualcuno che viene additato (dagli altri o da sé stesso) come possibile responsabile di un’epidemia.

La peste di Albert Camus

Che siamo tutti un po’ masochisti e, oltre che spaventati da questo virus sconosciuto, un po’ (passatemi il termine) affascinati dalla strana, inquietante e inusuale pagina di storia che stiamo scrivendo rimanendo a casa, si evince anche dal fatto che La peste di Camus è uno dei libri più richiesti online. Nella biblioteca civica multimediale di Torino lo hanno ordinato ben cento lettori, dall’inizio della quarantena. In verità, qui, la malattia è utilizzata come metafora ma, di fatto, è il racconto di un’epidemia, se non si vanno a cercare altri significati. Il romanzo è ambientato nella città di Orano e comincia con il ritrovamento di un topo morto, poi due, poi tre, poi viene rinvenuto senza vita l’uomo che aveva fatto il ritrovamento del primo roditore, il portiere, e di lì a poco è epidemia. Da leggere perché, in questo momento, siamo tutti gli abitanti di Orano, costretti all’isolamento tra alti e bassi di rifiuto, noia, paura e speranza.