Libri

Ludmilla e Tereza, due lettrici come noi

In questo momento sto leggendo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino e, quando vado in palestra, ascolto l’audiolibro de L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera. Sì, lo so, sono matta a non ascoltare musica durante una sessione di allenamento ma sono stata rapita dalla storia e per ora unisco l’utile (40 minuti di cyclette) al dilettevole (una voce che mi legge un libro). Ho provato anche a portarmi il volume in palestra ma mi guardavano tutti come se venissi da un altro pianeta e, nonostante di solito essere considerata diversa mi lusinghi, in un certo senso, sentirmi osservata mentre sono vulnerabile, sudata, coi capelli legati, struccata e con la maglia sformata di Friends non è esattamente di mio gradimento. L’audiolibro, invece, è più discreto. Agli occhi degli altri sei invisibile, esattamente come tutti: una ragazza che si allena in palestra con un po’ di musica.

Mi reputo fortunata. Sono entrambi libri bellissimi, di quelli che non dimentichi facilmente e non è una cosa che capita spesso. Ci sono libri discreti, piacevoli, che leggerli è gradevole. Ci sono libri che non incontrano minimamente i nostri gusti e che siamo indecisi se lasciare a metà o, spinti dal dovere, non abbandonarli fino all’ultima pagina ma, diciamocelo, a fatica. E poi ci sono libri magnifici, che in ogni frase contengono un segreto o qualcosa che abbiamo sempre pensato anche noi ma non abbiamo mai saputo esprimere così bene come l’autore. Io ho scelto due libri ed ho avuto la fortuna che entrambi fossero splendidi. Sì, ok, direte voi, ma parliamo di Calvino e Kundera mica di “un mattone polacco, minimalista di scrittore morto suicida giovanissimo, copie vendute: 2” (cit). Avete ragione anche voi ma i gusti sono gusti e potevano pure non incontrare i miei. Inoltre, mi piace pensare che mi siano capitati perché meritavo non una ma ben due cose belle.

Un’altra caratteristica che hanno in comune i due libri scelti è che contengono la figura della lettrice che in Calvino è fondamentalmente il tema principale del romanzo e risiede nella figura di Ludmilla, e in Kundera è accennata, tra le varie caratteristiche di Tereza. Entrambe le descrizioni, mentre leggevo, le ho calzate alla perfezione, come un abito della mia misura e sono sicura che moltissime lettrici si troveranno altrettanto a loro agio in questi confortevoli panni.

Il suo stato di estraneo lo elevava al di sopra degli altri. E qualcos’altro lo elevava: teneva sul tavolo un libro aperto. In quel bar nessuno aveva mai aperto un libro sul tavolo. Un libro era per Tereza il segno di riconoscimento di una fratellanza segreta. Contro il mondo della volgarità che la circondava, essa aveva infatti un’unica difesa: i libri che prendeva in prestito alla biblioteca comunale; soprattutto i romanzi: ne aveva letti un’infinità, da Fielding a Thomas Mann. Le offrivano la possibilità di una fuga immaginaria da quella vita che non le dava alcuna soddisfazione, ma avevano significato per lei anche in quanto oggetti: le piaceva passeggiare per strada con dei libri sotto il braccio. Essi rappresentavano per lei ciò che il bastone da passeggio rappresentava per un dandy del secolo scorso. La distinguevano dagli altri. (Il paragone tra il libro e il bastone da passeggio del dandy non è del tutto preciso. Il bastone non serviva soltanto a distinguere il dandy, lo rendeva anche moderno e alla moda. Il libro distingueva Tereza, ma la rendeva antiquata. Naturalmente, lei era troppo giovane per potersi accorgere della sua aria antiquata. I giovani che le passavano accanto con le loro rumorose radioline le sembravano stupidi. Non si accorgeva che erano moderni). L’uomo che le rivolse la parola era quindi, allo stesso tempo, un estraneo e il membro di una confraternita segreta. Le parlò con voce gentile e Tereza sentì la propria anima precipitarsi alla superficie attraverso tutte le vene, tutti i capillari e tutti i pori, per mostrarsi a lui.

A me piace leggere, leggere davvero… – È Ludmilla che parla così, con convinzione e calore. È seduta di fronte al professore, vestita in modo semplice ed elegante, di colori chiari. Il suo modo di stare al mondo, piena d’interesse per ciò che il mondo può darle, allontana l’abisso egocentrico del romanzo suicida che finisce per sprofondare dentro se stesso. Nella sua voce, cerchi la conferma del tuo bisogno d’attaccarti alle cose che ci sono, di leggere quel che c’è scritto e basta, allontanando i fantasmi che sfuggon tra le mani. (…) Ma Ludmilla è sempre d’un passo almeno più avanti di te. – Mi piace sapere che esistono libri che potrò ancora leggere…- dice sicura che alla forza del suo desiderio devono corrispondere oggetti esistenti, concreti, anche se sconosciuti. Come potrai tenerle dietro, a questa donna che legge sempre un altro libro, in più di quello che ha sotto gli occhi, un libro che non c’è ancora ma che, dato che lei lo vuole, non potrà non esserci?

Che ne pensate? Voi conoscete altri libri in cui la figura della lettrice (o del lettore) è descritta in maniera così calzante?

Tutte le illustrazioni del post sono opera della splendida Henn Kim.

3 pensieri su “Ludmilla e Tereza, due lettrici come noi”

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